Vermeer e la sua star: la ragazza con l'orecchino di perka

La star di Vermeer

COSA: la conoscono anche i sassi, è la Ragazza con l’orecchino di perla.
CHI: il pittore è il fiammingo Jan Vermeer.
COME & QUANDO: si tratta di un olio su tela dipinto fra 1665 e 1666.
DOVE: se l’avete persa in tour a Bologna, per vederla dovete volare in Olanda, al Mauritshuis de l’Aia.

La star di Vermeer

Teoricamente non c’è bisogno di presentazioni. Con un po’ di ritardo, la “Fanciulla con turbante” di Jan Vermeer – oggi nota come “La ragazza con l’orecchino di perla” – è stata accreditata come la vera star del Seicento olandese. A forza di sentirne parlare ci sembra di sapere tutto di lei, ma in realtà ne sappiamo tutto perché non ne sappiamo quasi niente.

Non sappiamo chi è, né perché sia stata ritratta. Se la accostiamo alle altre opere di Vermeer sappiamo solo ciò che lei non è e non fa. Diversamente dalla maggior parte delle altre da lui dipinte, non è occupata in attività quotidiane. Non versa latte da una brocca, non legge, né scrive lettere, non suona la spinetta e non rammenda. Non si trova in un interno olandese con lucidi pavimenti bicromi e dettagliatissime carte geografiche alle pareti, ma si staglia su un perfetto ed uniforme fondo nero. Risaltano però il blu e il giallo dei suoi abiti, vero trait d’union con le altre indaffaratissime donne di Vermeer.

Gli accessori della star sono gli unici elementi a darci qualche indizio: il turbante e l’orecchino la identificherebbero infatti come una tronie. La parola è fuorviante, fa pensare a una fata nordica o a una creatura mitologica, ma indica invece un tipo di ritratto in costume esotico o antico piuttosto in voga nel Seicento olandese.

Sarà quest’aura di mistero che la avvolge, saranno le craquelures della tela che comunque non le invecchiano il viso, sarà lo sguardo fresco e languido, così come sarà un po’ merito di Tracy Chevalier e di Scarlett Johansson, ma la Ragazza ha definitivamente scalzato il primato tra le opere di Vermeer precedentemente detenuto da “La veduta di Delft”. Una sfida tra vicini, dato che normalmente entrambi i dipinti si trovano alla Mauritshuis dell’Aia.

Nella “Recherche du temps perdu” Proust affida un’importante riflessione a Bergotte, il personaggio scrittore che, in punto di morte, pensa alla “Veduta di Delft” e considera che in vita avrebbe potuto rendere la propria scrittura preziosa come quel “piccolo lembo di muro giallo” che si intravede nel quadro. Una veduta e un ritratto, un luogo e una persona. Sono realtà distanti, ma nell’immagine del loro successo ritroviamo ironicamente complici l’emozione che suscitano i particolari inaspettato, il colore giallo e un libro che ne parla.

 

Photo credits: commons.wikimedia.org