Donne d'arte - Elisabetta I - Rainbow Portrait

Il marketing al servizio di Elisabetta I

Il quadro qui sopra è noto come “Rainbow Portrait“. L‘autore non è certo, ma si pensa a Isaac Olivier o Marcus Gheeraerts il Giovane. E’ un dipinto a olio su tela realizzato fra 1600 e 1602 e si trova a Hatfield’s House, nell’Hertfordshire (Inghilterra).

Il marketing al servizio di Elisabetta I

A proposito di Scozia e Inghilterra…!

Correva l’anno 1603 e le due nazioni entravano nella cosiddetta “unione personale“, situazione in cui, pur rimanendo due stati separati, venivano accomunati da un unico Capo, al tempo Giacomo Stuart. Già Re di Scozia dalla tenera età di un anno, Giacomo diventa anche Re d’Inghilterra proprio nel 1603, come successore di una delle regine più note che il paese abbia avuto: Elisabetta I Tudor. Figlia del barbablù Enrico VIII e della sua seconda moglie Anna Bolena, Elisabetta sale al trono di Inghilterra nel 1558, all’età di venticinque anni, dopo essere stata dichiarata figlia illegittima e tenuta prigioniera nella Torre di Londra, e dopo le fallimentari successioni al trono seguite alla morte del padre, avvenuta dopo ben 8 matrimoni.

Elisabetta è anglicana e tutta d’un pezzo, lo dice anche il suo motto: Semper Eadem, sempre la stessa. Nessun marito in programma e nessun figlio, neanche per sbaglio. Preferisce infatti fare estinguere la dinastia Tudor piuttosto che maritarsi e rischiare di finire decapitata come la madre o stroncata dalle “febbri puerperali” come svariate parenti. C’è chi ha ipotizzato che un motivo sia la vergogna per le cicatrici lasciate dal vaiolo, contratto solo quattro anni dopo l’incoronazione, ma di sicuro sposandosi non avrebbe più il controllo e l’autonomia sulla sua bella fetta di eredità.

Il motivo della scelta di Elisabetta, tanto, non è noto. Ma è una scelta che risulta anomala e dunque richiede un grande lavoro di marketing cinquecentesco per trovare una simbologia positiva che la giustifichi. La risposta è, come al solito, nella figura della Madonna, meglio nota come la Vergine Maria. Se questa è normalmente il simbolo di riferimento per le regine che vogliono esaltare la loro prole gloriosa, può benissimo esserlo anche per chi si mantiene casta e pura: The Virgin Queen, ecco servito il pay-off.

Quanto all’immagine, ci pensano i ritratti. Le simbologie sono fondamentali in ogni tipo di ritratto, ma con Elisabetta arriviamo al parossismo. Qua non c’è niente di realistico, se non la minuzia con cui sono rappresentati i vestiti. E’ un’icona diafana – lei stessa si tinge il viso di bianco per coprire i segni lasciati dal vaiolo -, avvolta in un’aura di solennità, ieratica e inarrivabile, senza età. In tre parole, Sempre La Stessa.

Uno degli apici è il “Rainbow Portrait” dipinto nel 1600 circa, quando la regina ha almeno sessant’anni suonati. Ovviamente non li dimostra e appare circondata da perle, simbolo mariano per eccellenza. Nella mano regge un arcobaleno e sotto lampeggia un nuovo motto: Non sine sole iris, nessun arcobaleno senza sole. E il sole è lei. La struttura ricca e impalpabile della sua acconciatura, dei pizzi e della gorgiera è invidiabile, ma ancora più invidiabile è il pattern del suo vestito: fiori e arbusti, un grosso serpente sulla manica e una fantasia con occhi e orecchie, poiché la Regina sente e vede tutto.

Tirando le somme, nei pubblicitari di oggi forse scorre il sangue dei pittori di corte di ieri.