Busto di Costanza Bonarelli

Lo sfregio di Costanza Bonarelli

Il busto rappresenta Costanza Bonarelli, moglie di Matteo Bonarelli. L’ha scolpito nel marmo Gian Lorenzo Bernini, fra 1636 e 1638. Oggi si può vedere a Firenze, al Museo del Bargello.

Lo sfregio di Costanza Bonarelli

Le storie torbide non risparmiano i più celebri. Al di là delle importanti committenze, dal colonnato di Piazza San Pietro alla fontana dei Fiumi in Piazza Navona, dai busti in marmo dei personaggi più in vista alle sante in estasi, anche Gian Lorenzo Bernini ha un lato oscuro. Che si chiama Costanza Bonarelli.

La vediamo scolpita nel marmo da lui stesso, come se fosse un regnante o un cardinale, ma a differenza di questi ultimi non è commissionata da nessuno. Anche se il ramo della famiglia di lei è quello ricco e celebre dei Piccolomini, Bernini la raffigura per sé e per sé solo. E’ spettinata, con una veste leggera da casa, tra l’altro mezza sbottonata. Sta per parlare, come molti dei soggetti raffigurati da Bernini, che sono vivi proprio perché schiudono le labbra. Quello di Costanza, come si suol dire, è un “ritratto privato“: ma perché?

Perché, nella Roma del Barocco e dei Papi urbanisti, Costanza Bonarelli è l’amante di Bernini. Nonché moglie di uno dei suoi assistenti, Matteo Bonarelli, con il quale la donna lavora come commerciante di arte, occupandosi delle vendite e del portafoglio clienti. Nonché amante anche del fratello minore di Bernini, Luigi. Quando Bernini scopre che la portata dell’intrigo investe la sua famiglia va giù di testa. E qui l’epilogo si fa infelice.

L’artista insegue il fratello con una sbarra di ferro alla mano fin dentro una chiesa (c’è chi dice Santa Maria Maggiore, c’è chi dice la stessa San Pietro), gli rompe due costole a furia di mazzate e viene fermato in tempo prima di poter andare oltre. Ma il tentato omicidio di Luigi viene messo in atto solo dopo un altro ordine perentorio. Gian Lorenzo Bernini, l’architetto dei Papi, assolda un servitore per sfregiare Costanza.

E se del destino successivo di Costanza e del marito nulla ci è dato sapere, sappiamo invece come va a finire per gli altre tre personaggi della storia. Luigi Bernini, preso per i capelli, viene spedito con le sue costole rotte a lavorare a Bologna per tenerlo lontano dalle furie del fratello. Il servitore, esecutore materiale dello sfregio, venne punito con l’esilio. E Gian Lorenzo, grazie all’intercessione di Papa Urbano VII, regola i conti “frugandosi”(come si dice a Livorno) e pagando una multa. D’altronde, c’era un certo cantiere di San Pietro da mandare avanti: tutto il resto poteva aspettare.