Natività di Giotto - Donne d'Arte

La Natività di Giotto: un tuffo dove il cielo è più blu

L’immagine qui sopra è una rappresentazione della Natività. L’autore è Giotto di Bondone, meglio noto come Giotto e basta. Si tratta di un affresco dipinto nel lontano 1303 a Padova, all’interno della Cappella degli Scrovegni.

La Natività di Giotto: un tuffo dove il cielo è più blu

Se dici Natale, dici Natività. E se dici Natività, dici Gesù. Ma anche Maria, non ce ne dimentichiamo: non c’è figlio senza madre e, come dice un vecchio proverbio, Mater Semper Certa Est. Ora, pescare una Natività nel mondo dell’arte è come calare un retino in una vasca per l’allevamento delle trote. Ne vengono su un centinaio e non sai più quale scegliere. Questa, è dedicata a chi ama il blu.

Fin dal Medioevo, in tutti quei numerosi dipinti su tavola scintillanti di fondo oro, il blu era il colore usato per il mantello della Vergine. Diceva Cennino Cennini, primo teorico del colore, che usando il blu e l’oro “o vuoi in muro, o vuoi in tavola, ogni cosa risplende”. Ma arriva un momento in cui i fondali dorati si estinguono, così le raffigurazioni sacre escono dall’atmosfera luminosa e soprannaturale per calarsi in scene di vita quotidiana. Il cambiamento ha un nome e si chiama Giotto.

L’immagine della Natività non è immune da questo cambio narrativo. Come quella che Giotto dipinge a Padova nel 1303, a trent’anni scarsi. In un paesaggio montuoso Maria, bionda e pallida, è sdraiata sotto una tettoia di legno tracciata in bella prospettiva. Ha appena partorito e porge il bambino in fasce, arrotolato stretto, a una levatrice che sbuca da destra. Sullo stesso lato sbucano anche il bue e l’asinello a completare il piccolo presepe. Sull’altro, i pastori ascoltano l’annuncio degli angeli che volteggiano senza sosta – quasi ronzano – sopra la capanna. In basso, le pecore e Giuseppe si fanno un pisolino. C’è chi dice che il sonno di Giuseppe stia a significare una visione onirica, c’è chi lo collega invece al suo scarso ruolo pratico nel concepimento di Cristo.

Comunque sia, ecco la veste di Maria: gran parte del blu, steso a secco, è stato scrostato dal tempo e scopre le tinte rossastre sottostanti. L’oro, ormai, è relegato alle aureole, e lo sfondo oltre le montagne è anch’esso consegnato al blu. E’ il blu dei cieli splendenti di mezzogiorno, un blu ben preciso, quello di Giotto, il più costoso che ci sia. E’ l’Oltremare, chiamato così proprio perché arrivava da un luogo “oltre il mare”, l’Afghanistan, sottoforma di pigmento, quindi pietra di lapislazzuli tritata fine fine fine.

Il blu della veste di Maria è replicato nel cielo di 40 raffigurazioni, incluso un Giudizio Universale, e una volta piena di stelle, perché il committente Scrovegni non bada a spese. Dappertutto la stessa aria tersa e intensa, la stessa atmosfera Oltremare, lo stesso lapislazzuli. La Natività di Giotto, e tutta la Cappella degli Scrovegni, sono un tuffo dove il cielo è più blu. E molto di più.