Madame de Pompadour ritratta da François Boucher

Madame de Pompadour sapeva il fatto suo

Questo olio su tela raffigura Madame de Pompadour ed è stato dipinto da François Boucher nel 1756. Per vederlo bisogna andare a Monaco, all’Alte Pinakotek.

Madame de Pompadour si chiamava Poisson, come il pesce. Di nome, Jeanne Antoinette. A 24 anni diventò l’amante del re di Francia Luigi XV. A 31, mecenate degli Illuministi e della loro Encyclopédie. Oggi dà il nome a un tipo di tacco da scarpa e a una fortunata marca di tisane, le cui prime bustine somigliavano alla sua borsetta rococò. E non è un caso: ai suoi tempi, Madame de Pompadour era sinonimo di stile e buon gusto.

Esistono molti suoi ritratti, alcuni realizzati da François Boucher, il pittore più alla moda nella Francia del Settecento. Benché tacciato successivamente di realizzare quadri frivoli e un po’ sporcaccioni (con riferimento all’ampia gamma di donne nude e “lati B” che figurano fra le sue opere), Boucher fa trasudare l’odore di quell’epoca. Sembra di sentire il fruscio delle gonne ampie e decorate, l’odore del belletto, quel pullulare di trine, parrucche, nastri e nei finti.

Qui ci restituisce una Madame de Pompadour accomodata su un divano, fasciata in un bell’abito verde cangiante punteggiato di roselline come un prato fiorito. Ha le gambe accavallate e dall’orlo della veste spuntano i famosi tacchi. La tenda aperta alle sue spalle come un sipario inquadra lei e tutto ciò che la circonda: per la verità, una discreta confusione. Uno scrittoio mezzo aperto con una penna d’oca e una candela. Un libro aperto in mano. Fogli e scartoffie sulla sinistra. Tutto ci fa capire che stiamo parlando di una signora letterata e di cultura. Dietro, a ribadire il concetto, si stagliano una libreria e un orologio con un putto scolpito che strizza l’occhio all’antichità, altra fonte di saggezza. Per finire, accanto a due rose incrociate, fa la sua comparsa in primo piano un cagnolino, motivo ricorrente nei ritratti femminili come simbolo di fedeltà.

Ma come ha fatto bella Jeanne Antoinette a diventare la Marchesa de Pompadour? Di buona famiglia, cresciuta fra i salotti culturali e il convento, deve la sua fortuna alla festa di nozze del Delfino di Francia. Il 23 febbraio 1745 la sua vita cambia. Conosce personalmente Luigi XV, ne diventa in breve tempo la maîtresse -en-titre ossia l’amante ufficiale (prima, però, chiede il divorzio dal marito) e il re stesso le conferisce il titolo di Marchesa.

Madame de Pompadour si dimostra subito una fine mecenate. Promuove il teatro, accoglie scrittori, si dedica alla musica. Si intende anche di filosofia e sostiene le idee dell’Illuminismo, difendendo a spada tratta la pubblicazione dell’Encyclopédie anche quando viene ostacolata dai Gesuiti. Inoltre, si dimostra abile consigliera sul piano politico, diventando l’eminenza grigia di Luigi XV anche quando la loro love story giunge ai titoli di coda (avevamo già detto, a proposito di salotti culturali, che dietro a un grande uomo spesso c’è una grande donna?).

Ovviamente tutto questo non le porta sempre onori. Per un periodo diventa bersaglio di attacchi nero su bianco, piccoli libelli in rima diffusi a corte e soprannominati “poisonnades, le pesciate, dal suo cognome originario. “Vera strega” e “prostituta subalterna” sono solo due fra gli appellativi poco simpatici che le vengono rivolti, gettandola per un certo periodo in uno stato di ansia tale da procurarle – così pare – due aborti spontanei.

Après nous, le déluge”, diceva la nostra Marchesa con la consapevolezza di vivere in tempi precari. Dopo di noi, il diluvio. E aggiungeva, “Quando morirò, sarà di crepacuore”. E invece muore di edema polmonare a soli 42 anni, nell’aprile 1764. Coronata, però, da un grande onore: finire i suoi giorni a Versailles, la sede della corte dove a qualsiasi altro cortigiano era proibito morire.

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