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Breve storia triste di Ilaria del Carretto

Il monumento funebre a Ilaria del Carretto è stato scolpito in marmo da Jacopo della Quercia fra 1406 e 1408. Oggi si trova a Lucca, nella sagrestia della Cattedrale di San Martino.

“Sei qui rimasta sola. Il mio sussulto forse è il tuo, uguale d’ira e di spavento. Remoti i morti e più ancora i vivi, i miei compagni vili e taciturni”.

Così si conclude la poesia che Salvatore Quasimodo intitola “Davanti al simulacro di Ilaria del Carretto”. Ecco una connessione che attraversa i secoli: un destino di solitudine che accomuna tutti, nella vita e nella morte. Di buonumore, insomma, ce n’è poco. Del resto, quella di Ilaria del Carretto è una breve storia triste.

Paolo Guinigi e Ilaria del Carretto

La nostra storia comincia a Lucca, nel 1403. La città, ancora priva delle Mura possenti che oggi la rendono famosa, è in mano da tre anni a Paolo Guinigi. Rampollo di nobile famiglia, ultimo di cinque figli, Paolo non era precisamente il prescelto per il governo di Lucca. Tuttavia, in seguito alla morte di tutti i suoi fratelli – con qualche episodio di fratricidio nel mezzo – alla fine del 1400 viene proclamato signore della città.

Ma cosa c’entra Paolo Guinigi con il monumento funebre a Ilaria del Carretto, la cosiddetta “Bella Addormentata di Lucca”? C’entra eccome. Ilaria, infatti, è niente di meno che la sua seconda moglie, convolata a nozze proprio nel 1403. Nobildonna savonese, ha con lui due figli per poi morire a soli 26 anni per le complicanze del secondo parto, nel 1406.

Il monumento funebre a Ilaria del Carretto

A dire la verità, non si sa molto di Ilaria del Carretto e, come spesso succede, questo le conferisce la tipica aura di mistero che piace tanto. Quel che si sa è che il Guinigi, talmente addolorato per la perdita, commissiona in suo ricordo uno dei monumenti funebri più delicati, umani e realistici che l’arte abbia prodotto. E non lesina certo sull’artista incaricato, facendo chiamare uno dei top player del tempo: Jacopo della Quercia.

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Lo scultore lavora alacremente i suoi blocchi di marmo per due anni dando vita a un risultato molto particolare, se si parla di monumenti funebri. In Italia, infatti, nello stesso periodo è molto diffuso il monumento funebre verticale, a parete, costruito come un arco classico che contiene al suo interno raffigurazioni simboliche e una riproduzione del caro estinto ancora vivo e vegeto. Oltralpe, invece, è più diffuso il modello del gisant, ossia una raffigurazione orizzontale del soggetto, scolpito sdraiato, come se stesse dormendo. In pratica, morto.

È proprio a questo modello che si rifà Jacopo della Quercia. Ilaria del Carretto ci appare sdraiata, a grandezza naturale, posta sopra un sarcofago decorato da una delle più tipiche scene rinascimentali: una sfilza di putti che reggono festoni. Ilaria ha gli occhi chiusi, è vestita secondo la moda del suo tempo e tiene i capelli raccolti in un cercine. Il viso è bello, naturale, levigato, come quello di una donna in carne e ossa fattasi d’un tratto di marmo.

monumento-funebre-ilaria-del-carretto-cagnolinoBasterebbe quello per approdare al migliore realismo, e invece compare un dettaglio in più: un cagnolino, una specie di carlino accoccolato ai suoi piedi, che con gli occhi tondi guarda verso la padrona. Un tocco che fa stringere il cuore, vivo, ma soprattutto un simbolo di fedeltà che, con un ventaglio variabile di razze canine, compare spesso nei ritratti di donne. (Lo abbiamo visto anche nel post dedicato a Madame de Pompadour).

 

Tutte le storie hanno un epilogo

E stiamo arrivando alla fine della nostra breve storia triste. Paolo Guinigi si risposerà – altre due volte, per l’esattezza – ma il suo nome resterà sempre legato alla Bella Addormentata di Savona. Nel 1430 la sua signoria verrà abbattuta da una rivolta popolare che ripristina la repubblica lucchese. Tutti i beni gli verranno confiscati e anche il monumento funebre a Ilaria del Carretto rischierà grosso.

Dalla sua posizione originaria nel transetto della Cattedrale di San Martino, a Lucca, viene spogliato degli elementi legati alla signoria di Guinigi, ma la sua bellezza perfetta lo salva dallo smantellamento totale. Comunque sia, nessun pericolo per le spoglie mortali di Ilaria: non erano mai state collocate all’interno del sarcofago. Da sempre riposano, pare, nella Cappella di Santa Lucia, a poche centinaia di metri dalla Cattedrale.

Oggi, il monumento funebre a Ilaria del Carretto non è più nel transetto della Cattedrale. È rimasto solo, in sagrestia, dove Quasimodo ha immaginato la donna colpita dall’abbandono dei vivi che, a lungo andare, non si curano più dei morti. Vivi che, spesso, sono altrettanto soli, circondati in vita soltanto da quei “compagni vili e taciturni”.

 

Fonte immagini: Wikipedia Creative Commons
Dettaglio del viso: Di Alessandro Vecchi – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=28686095
Dettaglio del cagnolino: Di Gianni Careddu – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=50231508